Trump azionista di Stato: 30 aziende private sotto il controllo di Washington

Quello che in passato era considerato un intervento eccezionale è diventato, sotto l’amministrazione Trump, una politica strutturale: dal giugno 2025 il governo federale ha acquisito o si appresta ad acquisire partecipazioni in almeno 30 aziende private statunitensi, secondo il censimento condotto dal Cato Institute, think-tank di orientamento conservatore.

A dare la misura dell’accelerazione impressa a questa strategia è il solo mese precedente alla pubblicazione dell’analisi, nel quale sono stati annunciati sei nuovi interventi pubblici in altrettante società. Il Dipartimento del Commercio ha formalizzato questa impostazione definendola ufficialmente «approccio portfolio», qualificandola come una gestione organica di investimenti pubblici in imprese private.

Tra i casi più rilevanti figura Intel, che ha ricevuto 8,9 miliardi di dollari pubblici in cambio di una quota del 9,9% ceduta allo Stato. Per Westinghouse è prevista un’opzione statale fino al 20% del capitale, mentre con IBM il governo ha avviato un investimento congiunto da 2 miliardi di dollari per costruire una fonderia di chip per il quantum computing denominata Anderon. Nel perimetro delle partecipazioni federali rientrano anche Usa Rare Earth, Global Foundries e Atom Computer.

Il primo precedente di questa politica risale all’operazione su Us Steel: Trump ha autorizzato l’acquisizione da parte di Nippon Steel — bloccata in precedenza dall’amministrazione Biden — imponendo una golden share che attribuisce alla Casa Bianca un diritto di veto sulle decisioni strategiche della società, descritto come privo di precedenti nel contesto americano.

A rendere strutturalmente rilevante questo modello è la sovrapposizione di ruoli che ne deriva: l’amministrazione federale agisce contemporaneamente come azionista, finanziatore, cliente e regolatore delle imprese coinvolte. Questa concentrazione di funzioni, secondo l’analisi, deteriora le condizioni competitive delle aziende escluse dal perimetro statale, che si trovano a operare senza le protezioni garantite da Washington alle società partecipate.

Sul piano ideologico, la svolta trova una cornice nel libro «Communion» di JD Vance, nel quale il vicepresidente sostiene che le teorie di Milton Friedman fossero applicabili soltanto in un’epoca in cui i valori cristiani imponevano vincoli al mercato, condizione che ritiene assente nel contesto attuale.