Ion Group di Pignataro: affitti non pagati in tre Paesi e un’azione legale negli USA

Arretrati di affitto in tre sedi internazionali, un procedimento legale avviato negli Stati Uniti e dipendenti rimasti fuori dagli uffici: sono questi i fatti al centro di un’inchiesta pubblicata l’8 agosto 2026 dal Financial Times su Ion Group, il conglomerato fintech fondato dal miliardario bolognese Andrea Pignataro.

Le situazioni documentate riguardano tre Paesi. A Sydney il gruppo ha accumulato circa 90.000 dollari di canoni non versati. A Monaco di Baviera un debito di 40.000 dollari ha portato i proprietari dell’immobile a negare l’accesso agli uffici al personale. Nel Connecticut, infine, il locatore ha avviato un’azione legale contro la società. Non è noto se il procedimento statunitense sia ancora pendente.

Ion Group ha risposto alle contestazioni definendo le vicende come «questioni risolte», riconducibili a ordinarie divergenze con i proprietari degli immobili, senza fornire ulteriori dettagli verificabili.

Gli episodi emergono in un momento in cui il debito del gruppo è già sotto pressione: da mesi gli short seller puntano su un possibile deterioramento finanziario di Ion. Secondo Bloomberg, dalla fine del 2025 la società ha avviato il riacquisto delle proprie obbligazioni a sconto sul mercato, intensificando le operazioni nei mesi successivi per sostenerne il prezzo.

Con oltre 13.000 dipendenti e più di 50 sedi nel mondo, Ion fornisce infrastrutture tecnologiche a banche d’affari, hedge fund e multinazionali attraverso cinque divisioni operative. La crescita del gruppo si è basata quasi interamente su acquisizioni — tra cui Dealogic, Fidessa, Cedacri, Cerved e Prelios — piuttosto che su sviluppo organico. Pignataro, ex trader obbligazionario di Salomon Brothers, ha costituito Ion come entità indipendente nel 1999, dopo una joint venture avviata l’anno precedente con la software house pisana List. Il gruppo non è mai stato quotato in borsa e mantiene una politica di comunicazione deliberatamente riservata.