Musumeci: l’Italia hub del Mediterraneo e addio alla cultura dell’emergenza

Trasformare l’Italia da semplice Paese di transito a protagonista logistico, produttivo, commerciale ed energetico del Mediterraneo, e al tempo stesso archiviare definitivamente la gestione emergenziale delle calamità naturali in favore di una cultura strutturata della prevenzione e della ricostruzione. Sono questi i due assi portanti della strategia illustrata dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, in un’intervista pubblicata il 9 agosto 2026.

Sul fronte marittimo, il ministro ha ricordato che l’economia del mare italiana coinvolge oltre 253.000 imprese e più di 1,1 milioni di occupati, generando 224,9 miliardi di euro, pari all’11,4% del PIL. Nonostante questi numeri, il sistema portuale nazionale nel suo complesso movimenta in un anno la stessa quantità di merce che il solo porto di Rotterdam gestisce nello stesso arco di tempo. Per colmare questo divario, il governo ha presentato in sede europea una proposta di strategia industriale marittima articolata su quattro pilastri: competitività nei settori ad alta complessità, sostegno agli investimenti privati, transizione digitale e ambientale, sviluppo della dimensione subacquea. «L’Italia deve diventare un hub produttivo, logistico, commerciale ed energetico del Mediterraneo», ha affermato Musumeci, sottolineando che a questo scopo sono necessarie infrastrutture adeguate, innovazione, elettrificazione, digitalizzazione e norme europee che non penalizzino le imprese italiane rispetto ai concorrenti extraeuropei. Il Piano del Mare, ha aggiunto, rappresenta il primo strumento di programmazione e coordinamento che il Paese si sia mai dotato in campo marittimo. Il Cipom, presieduto dallo stesso Musumeci, coordina le amministrazioni statali competenti sul settore.

Sul versante della gestione delle calamità, il passaggio simbolicamente più rilevante riguarda il Centro Italia: a dieci anni dal sisma del 24 agosto 2016, e in vista del decimo anniversario che cadrà il 24 agosto 2026, la ricostruzione abbandona lo stato di emergenza per transitare esclusivamente nello «stato di Ricostruzione», con l’applicazione del Codice varato nel 2025. Ad oggi risulta liquidato il 69% delle risorse complessive e sbloccato il 98% degli interventi pubblici. «La stagione delle emergenze senza fine appartiene ad altre stagioni», ha dichiarato il ministro. Al centro di questa svolta c’è la piattaforma digitale Ge.Di.Si., sviluppata proprio per la ricostruzione del Centro Italia e scelta come modello di riferimento per tutte le future emergenze nazionali: un protocollo tra il commissario Guido Castelli e il Dipartimento Casa Italia ne estenderà l’utilizzo, garantendo interoperabilità dei dati, monitoraggio degli interventi e tracciabilità delle risorse pubbliche.

Più complessa la situazione ai Campi Flegrei, dove il bradisismo continua a manifestarsi con scosse ricorrenti. La più intensa degli ultimi quarant’anni, di magnitudo 4,7, ha provocato 26 feriti, danni agli edifici, l’allontanamento di centinaia di persone dalle abitazioni, difficoltà operative nel porto di Pozzuoli e interruzioni sulla linea Cumana. Il governo Meloni ha complessivamente messo a disposizione circa 800 milioni di euro per l’area, di cui 100 milioni destinati alla riparazione e riqualificazione sismica degli edifici inagibili. Il contributo statale per l’adeguamento sismico è stato inoltre elevato dal 50% al 70%, ed è stato previsto il contributo per l’autonoma sistemazione anche per le famiglie colpite. Musumeci ha dichiarato di stare valutando una soluzione più strutturale, agile e snella per la gestione della crisi, senza fornire dettagli sui contenuti o sui tempi. «Il bradisismo è subdolo: potrebbe ripresentarsi tra cento anni o a breve. È una crisi infinita», ha detto il ministro, avvertendo che la frequenza di scosse di moderata intensità rischia di generare nella popolazione una percezione di assuefazione al rischio, inducendo l’erronea convinzione di poter convivere con il fenomeno senza pericoli.

Nell’agenda del ministero figura anche la questione delle isole minori marine, dove risiedono stabilmente 225.000 italiani distribuiti in 35 Comuni. Un disegno di legge elaborato insieme al ministro Calderoli è attualmente all’esame del Parlamento, mentre gli Stati Generali delle Isole minori si erano tenuti a Lipari nell’anno precedente.