MPS lancia la doppia OPS su Banco Bpm e Banca Generali: quattro astensioni in CdA e tensioni su governance e antitrust
Con il via libera del Consiglio di amministrazione del 20 agosto 2026, Monte dei Paschi di Siena ha formalmente avviato la procedura per due offerte pubbliche di scambio distinte: una rivolta a Banco Bpm, l’altra a Banca Generali. Il piano, messo a punto dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, nasce come risposta all’offerta avanzata da Intesa Sanpaolo — guidata da Carlo Messina — sull’istituto senese, e punta a costruire il terzo grande polo bancario italiano.
L’approvazione non è stata priva di frizioni interne: quattro consiglieri si sono astenuti, mentre il voto favorevole espresso da Corrado Passera ha immediatamente alimentato indiscrezioni su un suo possibile approdo alla guida di MPS. Tali speculazioni si intrecciano con il dossier relativo ai requisiti BCE di Lovaglio, che potrebbe essere riaperto davanti all’autorità di vigilanza europea in connessione con gli sviluppi dell’inchiesta sulla scalata a Mediobanca — uno scenario al momento ipotetico, non ancora accertato.
Sul fronte operativo, tra le ipotesi allo studio figura la distribuzione agli azionisti di MPS delle azioni detenute nel Leone di Trieste. Una simile mossa disperderebbe però una partecipazione considerata strategica tra una platea molto ampia di investitori, sollevando interrogativi sulla tutela del risparmio e sulla sicurezza economica nazionale.
Altrettanto delicata appare la traiettoria dell’OPS su Banco Bpm: qualora l’Antitrust imponesse cessioni di rami d’azienda, a trarne vantaggio sarebbe Crédit Agricole, già primo azionista di Piazza Meda, con un conseguente rafforzamento del gruppo francese nel sistema bancario italiano. La complessità complessiva dell’operazione, unitamente alla sua natura difensiva, potrebbe inoltre attirare l’attenzione delle autorità di vigilanza e aprire la strada a contestazioni in sede giudiziaria.
Sullo sfondo permane una dimensione politica, con possibili nuove tensioni tra la Lega di Matteo Salvini e Palazzo Chigi legate all’intera vicenda.