Consolato Usa a Milano: caporalato nel cantiere di Caddel Construction, due dirigenti in carcere
Un appalto da 200 milioni di dollari per la costruzione della nuova sede consolare americana a Milano si è trasformato in un caso giudiziario di sfruttamento lavorativo. Caddel Construction, impresa statunitense che realizza edifici diplomatici in tutto il mondo in collaborazione con il gruppo turco Encka, è stata posta sotto controllo giudiziario dalle autorità italiane con l’accusa di caporalato sistematico. Due dirigenti — uno turco e uno indiano — si trovano in stato di detenzione da circa quaranta giorni.
Al centro dell’inchiesta ci sono lavoratori indiani reclutati attraverso un’agenzia con base a Nuova Delhi, impiegati nel cantiere milanese con paghe comprese «tra 1,50 e 1,91 euro l’ora» per turni giornalieri di dodici ore. Dalle buste paga venivano poi decurtate ulteriori somme a titolo di vitto e alloggio. Secondo la magistratura italiana, si è trattato di una «vera e propria scelta datoriale» costruita sulla «negazione dei più basici diritti»: i lavoratori erano obbligati a tornare in cantiere anche dopo ricoveri ospedalieri o in presenza di febbre e infortuni, e venivano tenuti sotto controllo attraverso «condotte intimidatorie, umiliazioni, aggressioni verbali e minacce di rimpatrio».
La vicenda acquista un rilievo particolare se letta accanto alla politica commerciale dell’amministrazione Trump. Washington ha giustificato l’imposizione di dazi nei confronti di circa sessanta economie — che coprono il 99,4% delle importazioni statunitensi — sostenendo che l’assenza di norme nazionali contro le importazioni di merci prodotte con lavoro forzato garantirebbe ai produttori stranieri un vantaggio competitivo sleale rispetto alle imprese americane. Il fondamento normativo invocato è la sezione 307 del Tariff Act del 1930, che definisce il lavoro forzato come «ogni lavoro o servizio estorto a qualsiasi persona sotto la minaccia di una qualsiasi sanzione». L’indagine alla base dei dazi è stata condotta dall’Ufficio del rappresentante al Commercio, guidato da Jamieson Greer, e cita tra i casi emblematici il cotone dello Xinjiang, il riso del Myanmar e il tabacco del Malawi.
Quanto accaduto nel cantiere milanese di un appaltatore americano — retribuzioni orarie inferiori a due euro, coercizione fisica e psicologica, trattenute salariali — corrisponde puntualmente alla definizione di lavoro forzato che l’amministrazione Trump utilizza per colpire le economie straniere.