Mattarella sul giornalismo e l’IA: «Esiste forse informazione senza i giornalisti?»

Mercoledì 30 luglio 2026, nella Sala del Palazzo del Quirinale, Sergio Mattarella ha accolto i rappresentanti dell’Associazione Stampa Parlamentare, i direttori di quotidiani e agenzie, e i giornalisti accreditati presso la Presidenza della Repubblica per la tradizionale cerimonia del Ventaglio — appuntamento che, ventiquattro anni fa, ha preso il posto del classico scambio di auguri estivi tra il Capo dello Stato e la stampa quirinalista. Il ventaglio consegnato quest’anno, intitolato Speranza, è opera dell’artista Piero Malatesta Piano.

Al centro del discorso presidenziale ha trovato spazio un tema di stringente attualità: il rapporto tra intelligenza artificiale e produzione giornalistica. Mattarella ha descritto la generazione automatica di notizie come una fabbrica di cloni privi di qualsiasi verifica, la cui diffusione viene ulteriormente amplificata dagli strumenti di traduzione automatica dei testi. Di fronte a questo scenario, il Presidente ha posto una domanda diretta: «Esiste forse informazione senza i giornalisti?» Aggiungendo che, nell’esperienza quotidiana, si stanno accumulando errori nelle risposte e nelle analisi prodotte da questi sistemi, ha messo in dubbio che una simile proliferazione possa arricchire il patrimonio culturale e informativo collettivo.

Mattarella ha poi ribadito un principio che considera fondante: libertà, informazione e democrazia sono coessenziali. I giornalisti, ha sottolineato, esercitano la funzione di testimoni diretti dei fatti; per questo qualunque forma di impedimento al loro lavoro non colpisce singoli professionisti, ma incide su un bene che appartiene a tutti. «La libertà è un bene indivisibile», ha affermato, e ostacolarne l’esercizio equivale a una lesione collettiva.

Sul versante normativo, il Presidente ha richiamato il Rapporto della Commissione Europea sullo Stato di diritto, che chiede all’Italia e ad altri Paesi membri di assicurare garanzie concrete per la stampa, in linea con le disposizioni europee sulla protezione dei giornalisti — «la libertà di stampa, tenendo conto delle norme europee sulla protezione dei giornalisti», ha citato testualmente. Ha quindi definito difficilmente comprensibile il ritardo con cui l’Italia sta recependo il Regolamento europeo sulla libertà dei media, entrato in vigore l’8 agosto 2025, che disciplina tra l’altro l’indipendenza editoriale, la regolazione dei contenuti sulle grandi piattaforme digitali e l’autonomia dei media del servizio pubblico. A quest’ultimo punto si collega l’auspicio presidenziale che venga superata la paralisi della Commissione parlamentare di vigilanza sui servizi radiotelevisivi, il cui blocco ha ripercussioni dirette sul funzionamento del sistema radiotelevisivo pubblico.

Mattarella ha poi condannato con nettezza gli episodi di violenza verificatisi in Val di Susa nel fine settimana precedente, definendoli inammissibili e lesivi delle fondamenta stesse della vita democratica. «Aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica», ha detto, precisando che il rifiuto di confrontarsi con le opinioni altrui alimenta un’intolleranza reciproca che diventa terreno fertile per la violenza. Ha ricordato che in una società ordinata sono le regole della legge a dover guidare i comportamenti individuali, e non il contrario: cedere su questo punto significherebbe per lo Stato abdicare alla propria funzione.

Sul piano politico interno, il Presidente ha segnalato il crescente astensionismo elettorale come la questione prioritaria che tutte le forze politiche dovrebbero affrontare, esprimendo preoccupazione per le tensioni che rischiano di distogliere l’attenzione dai problemi concreti dei cittadini. Ha anche rivolto un pensiero ai giovani italiani costretti a trasferirsi all’estero per necessità, chiedendo che ricevano almeno una parte dell’attenzione normalmente riservata ai flussi migratori in entrata.

Sul tema dell’immigrazione, Mattarella ha condiviso la posizione espressa da Papa Leone XIV, giudicando indiscutibile la necessità di abbandonare la logica dell’emergenza in favore di una strategia strutturata di governo del fenomeno.

In chiave europea e internazionale, il Presidente ha richiamato l’importanza del sistema multilaterale, auspicandone una riforma capace di adeguarlo alla realtà attuale. Ha ricordato che il Primo Ministro canadese Carney ha invocato un ruolo protagonista dell’Europa in questo rilancio, e ha sottolineato come l’Unione Europea stia ampliando la propria rete di accordi di libero scambio con aree diverse del mondo, dal Canada al Giappone, dall’America meridionale all’India. Infine, ha giudicato un errore grave la decisione del 2022 di abbandonare l’ipotesi di una nuova Convenzione Europea per la riforma dei Trattati, avviata con la Conferenza sul futuro dell’Europa promossa dal Parlamento Europeo sotto la presidenza di David Sassoli, che aveva mobilitato milioni di cittadini europei. Ha ricordato, a questo proposito, che strumenti come l’Euro e Schengen sono nati come cooperazioni rafforzate senza modificare i Trattati esistenti, a dimostrazione che la volontà politica può trovare vie praticabili anche nell’attuale quadro giuridico.