Medicina, la riforma Bernini riapre il dibattito su come formare i medici del futuro
Non basta cambiare chi entra nelle aule di Medicina: occorre ripensare radicalmente cosa viene insegnato e in quale forma. È questo il nodo che la riforma del Ministro Bernini — con l’introduzione di un primo semestre aperto prima dell’ammissione definitiva al corso di laurea — ha riportato al centro del confronto accademico e scientifico in Italia.
Il cosiddetto «semestre filtro» o «semestre di prova» ha superato il suo primo anno di applicazione con un bilancio che rettori e professori giudicano complessivamente positivo, dopo le polemiche che avevano accompagnato il varo della misura. Il nuovo sistema ha anche aperto la prospettiva concreta di formare un numero più elevato di medici rispetto al precedente regime basato su un test selettivo d’ingresso.
Ma la vera sfida, secondo quanto afferma il New England Journal of Medicine — la principale rivista medica mondiale — riguarda i contenuti della formazione. «Non possiamo compiacerci delle performance del nostro modo di educare i giovani medici così come lo facciamo adesso, la necessità di cambiare è troppo grande ed è ormai diventato un imperativo morale», si legge sulla rivista. La struttura portante del corso di laurea, nonostante alcune modifiche didattiche introdotte da diversi atenei italiani — integrazione tra discipline, didattica per casi clinici, medicina basata sull’evidenza, elementi di comunicazione ed etica — è rimasta sostanzialmente quella di 30-40 anni fa.
Un modello alternativo è stato elaborato già nel 2010 da un gruppo di docenti dell’Università di Ottawa: il Competency-Based Medical Education, che sostituisce la progressione per esami con la dimostrazione progressiva di competenze acquisite. Tra queste figurano la capacità di lavorare in team interdisciplinari, la comprensione dei determinanti sociali della salute, la gestione dei dati sanitari, la partecipazione all’innovazione e l’attenzione alla prevenzione.
Sul fronte degli strumenti digitali, il New England Journal of Medicine ha sviluppato la piattaforma NEJM Resident 360, che integra basi teoriche, contenuti specialistici, casi pratici e video procedurali, con la possibilità di interagire online con specialisti internazionali. Chi risolve almeno l’80% dei problemi proposti entro un tempo ragionevole ottiene una certificazione come specialista.
La previsione è che la lezione frontale tradizionale sia destinata a scomparire dalle facoltà di medicina — una tendenza già in atto negli Stati Uniti e in Cina — con i corsi che si accorcerebbero nella durata e i giovani medici che inizierebbero presto a lavorare sul campo, completando la formazione tramite e-learning. L’intelligenza artificiale è indicata come strumento indispensabile per colmare il divario tra la quantità di conoscenze scientifiche disponibili — superiore, tramite smartphone, a quanto potrebbe contenere il bagaglio cognitivo di mille medici esperti — e le esigenze reali dei pazienti.
Tra i nodi ancora irrisolti nella formazione attuale restano la gestione della polifarmacia non coordinata tra specialisti e l’assenza di un insegnamento strutturato sul ragionamento statistico e sulla gestione dell’incertezza clinica.