Mutui trentennali vicini alla metà delle nuove erogazioni: tassi medi al 3,48% a giugno 2026
Quasi un mutuo su due stipulato in Italia ha una durata di almeno trent’anni. È quanto emerge dai dati della Banca d’Italia relativi al secondo semestre 2025, che fissano al 49,5% la quota delle nuove erogazioni con piano di rimborso trentennale o superiore. Dodici mesi prima, nel 2024, quella stessa percentuale si fermava al 44,3%: un balzo di oltre cinque punti in un solo anno.
A spingere le famiglie verso orizzonti temporali più lunghi è la necessità di contenere la rata mensile. Su un finanziamento da 200.000 euro, ad esempio, il passaggio da un piano ventennale a uno trentennale alleggerisce sensibilmente l’impegno mensile, ma prolunga di un decennio il pagamento degli interessi, aumentando il costo totale del credito. Lo strumento per misurare questo peso reale è il TAEG, che incorpora anche le spese accessorie non comprese nel tasso nominale.
Sul fronte del costo del denaro, a giugno 2026 il tasso medio applicato ai nuovi mutui casa si è attestato al 3,48%, in un contesto segnato dalla decisione della Banca Centrale Europea di alzare i tassi di 25 punti base nello stesso mese. La riunione di luglio ha lasciato i parametri invariati. Dopo il rialzo di giugno, l’Euribor a tre mesi — principale indice di riferimento per i mutui variabili in Italia — si è portato intorno al 2,40%, lo stesso livello del tasso BCE sui depositi.
Ad agosto 2026 alcune simulazioni di mercato mostrano offerte con tasso variabile a partire da circa il 2,40% e tasso fisso intorno al 3,10%, valori da considerare come indicativi e non come condizioni contrattuali garantite. Il fisso assicura una rata immutabile per tutta la durata del finanziamento, mentre il variabile — oggi più contenuto — resta esposto alle future scelte della BCE, la cui traiettoria rimane incerta e potrebbe riflettersi direttamente sull’Euribor e, di conseguenza, sulle rate dei mutui indicizzati.