Petrolio Brent vicino ai 100 dollari: chiusi Hormuz e Bab el-Mandeb, ma per l’Italia il rischio recessione resta lontano

Con la fine della tregua tra Stati Uniti e Iran, il blocco del traffico petrolifero si è esteso anche a Bab el-Mandeb, il corridoio del Mar Rosso che fino a quel momento aveva funzionato da rotta alternativa dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz. L’eliminazione di entrambi i passaggi marittimi fondamentali per il transito degli idrocarburi dal Golfo Persico ha riportato il prezzo del greggio Brent in prossimità dei 100 dollari al barile, un livello che rimane comunque inferiore al picco di 120 dollari toccato nell’aprile 2026.

Il conflitto con l’Iran era esploso a fine febbraio 2026. Nei mesi successivi, l’economia mondiale aveva cominciato ad adattarsi alla chiusura di Hormuz dirottando i flussi petroliferi verso il Mar Rosso e diversificando le fonti di approvvigionamento. La chiusura di Bab el-Mandeb ha ora eliminato anche questa valvola di sfogo, con effetti immediati attesi soprattutto sull’inflazione.

Sul fronte italiano, i dati disponibili non segnalano un deterioramento preoccupante. Il Pil del primo trimestre ha registrato una crescita leggermente superiore alle attese, nonostante marzo fosse già investito dal conflitto, e i dati di aprile e maggio relativi a occupazione, produzione industriale e costruzioni si sono mantenuti positivi. L’Istat è attesa pubblicare le stime sul secondo trimestre nella giornata di giovedì. Anche la Cina ha rallentato — 0,9% di crescita nel secondo trimestre, contro l’1,3% dei tre mesi precedenti — ma senza segnali di crollo.

Un’analisi economica esclude che la situazione attuale sia paragonabile alle crisi del Covid, di Lehman Brothers o del debito sovrano europeo, e non prevede l’avvio di una recessione italiana nel secondo trimestre. Secondo questa lettura, dopo una fase di bombardamenti reciproci anche più intensa, le due parti raggiungeranno una nuova forma di accordo.

Sul piano delle politiche economiche, l’analisi indica nei trasferimenti monetari mirati alle famiglie e alle imprese in difficoltà la risposta più efficace al rialzo del greggio, sconsigliando i tagli generalizzati delle accise. Il meccanismo delle accise mobili consente già di compensare automaticamente l’aumento del prezzo dei carburanti al lordo delle imposte, senza però andare oltre tale soglia. La flessibilità di bilancio concessa dalla Commissione europea — 6 miliardi nel 2026 e 14 miliardi nel 2027, vincolata a interventi per ridurre la vulnerabilità energetica del Paese — andrebbe utilizzata, secondo l’analisi, soltanto qualora risultasse necessario per scongiurare una recessione, trattandosi in ogni caso di nuovo debito pubblico.