Milano, la ‘squadretta’ della Polizia locale al Riesame: «Mai preso soldi, neanche un euro»
Quattro agenti della Polizia locale di Milano coinvolti nell’inchiesta sulla cosiddetta squadretta portano la loro battaglia davanti al Tribunale del Riesame, respingendo con forza l’accusa di aver sottratto denaro. Al centro della vicenda c’è un fermo avvenuto il 26 luglio 2026 a Corsico — fuori dalla giurisdizione territoriale dell’ente — nei confronti di un presunto spacciatore, durante il quale, secondo la Procura, sarebbero stati sottratti 1.450 euro ritenuti provento della vendita di circa mezzo chilo di hashish.
Gli avvocati Giovanni Briola e Susanna Rita Marangoni, che assistono Denni Dileo e Vincenzo Compagnone, hanno depositato il ricorso dopo che il gip Elio Sparacino aveva negato la sostituzione della custodia cautelare con gli arresti domiciliari. La posizione della difesa è netta: «Mai preso soldi, neanche un euro», con l’impegno a dimostrare davanti al collegio che nessuna appropriazione ha avuto luogo. Anche i legali di Mattia Rignanese e Rosario Piscopo — detenuti nel carcere di San Vittore dal 6 agosto 2026 — si preparano a presentare un ricorso analogo, senza che sia ancora fissata una data precisa.
Le imputazioni a vario titolo contestate agli indagati comprendono peculato, arresto illegale e falso ideologico: quest’ultimo legato alla redazione di un verbale che gli inquirenti ritengono non corrispondente ai fatti. L’ipotesi di arresto illegale deriva direttamente dall’aver operato a Corsico, al di fuori del territorio di competenza della Polizia locale di Milano. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia.
Oltre ai quattro agenti, nell’indagine figura la commissaria Ilenja Sabato, unica tra gli indagati ad aver ottenuto i domiciliari a seguito dell’interrogatorio di garanzia. Tutti e cinque sono sospesi dal servizio. I difensori Briola e Marangoni stanno valutando ulteriori iniziative anche in relazione alla posizione di Sabato, senza che i dettagli siano stati resi noti. Spetterà ora al Tribunale del Riesame verificare la tenuta delle esigenze cautelari e la fondatezza delle contestazioni mosse dalla Procura.