Extraprofitti bancari, la Lega rilancia: Morrone chiede un contributo del 5% sugli utili delle dieci maggiori banche
Un prelievo straordinario sugli utili dei grandi istituti di credito come leva per sostenere il Paese: è questa la posizione che Jacopo Morrone, esponente della Lega, ha ribadito il 26 agosto 2026 in una video dichiarazione, tornando a difendere la proposta già lanciata dal segretario Matteo Salvini a metà agosto. La mossa riaccende le tensioni all’interno della maggioranza di governo, con Forza Italia schierata apertamente contro qualsiasi nuova imposta sul settore bancario.
Il meccanismo immaginato dalla Lega è preciso: un contributo pari al 5% degli utili annui, applicato per tre anni consecutivi alle dieci maggiori banche italiane. Salvini aveva indicato come base di calcolo utili nell’ordine dei 30 miliardi di euro, mentre altre ricostruzioni collocano la cifra attorno ai 33 miliardi per i principali gruppi. Applicando l’aliquota proposta, il gettito annuo stimato si attesterebbe in una forchetta compresa tra 1,5 e 1,65 miliardi di euro. Il 13 agosto Salvini aveva anche menzionato circa dieci miliardi da destinare a salute e sicurezza, senza tuttavia precisare se quella cifra derivasse esclusivamente dal prelievo del 5% o facesse riferimento a una quota più generica dei profitti bancari.
La proposta si inserisce nel cantiere aperto della legge di Bilancio 2027, che sarà la quinta del governo Meloni e l’ultima completa prima delle elezioni politiche previste nel 2027. Una prima ricognizione interna delle richieste ha già portato il fabbisogno oltre i 17 miliardi, con alcune voci di spesa distribuite su più anni. Nella maggioranza circolano stime su una manovra complessiva che potrebbe superare i 30 miliardi, con alcune proiezioni che arrivano fino a 40, anche se si tratta di ordini di grandezza non ancora formalizzati in proposte ufficiali.
È proprio in questo contesto di ricerca delle coperture che la Lega individua nelle banche una fonte di finanziamento privilegiata, puntando in particolare su pensioni, salute e sicurezza come destinazioni del gettito. Non è la prima volta che il settore bancario viene chiamato a contribuire: già con la legge di Bilancio precedente gli istituti di credito erano stati coinvolti in misure analoghe.
Lo scontro nella coalizione
La proposta leghista ha però incontrato una resistenza netta all’interno della stessa coalizione. Forza Italia ha alzato un muro contro l’introduzione di qualsiasi nuova imposta sulle banche, rendendo il dossier uno dei principali punti di frizione tra i partiti di governo ancora prima che la manovra venga presentata formalmente. Il contrasto è già emerso pubblicamente, segnalando quanto il percorso verso la legge di Bilancio 2027 si preannunci accidentato sul fronte delle coperture.
Dall’opposizione, Osvaldo Napoli di Azione ha attaccato Salvini con un’accusa diretta: quella di voler introdurre, nei fatti, una patrimoniale sulle banche, pur senza chiamarla con questo nome. Una lettura che il leader della Lega non ha finora confutato nel merito, limitandosi a ribadire la necessità di un contributo straordinario da parte dei grandi gruppi creditizi.
Sul fronte delle risorse complessive, il ministro Giancarlo Giorgetti ha dichiarato che l’Italia intende richiedere uno spazio aggiuntivo di deficit pari all’1,5% del Pil fino al 2028, a fronte di un deficit che nel 2025 si è attestato al 3,1% del Pil e che per il 2026 è previsto al 2,9% secondo il Documento di finanza pubblica. Il debito pubblico ha intanto superato i 3.207,2 miliardi di euro a giugno 2026. In questo quadro, la ricerca di entrate aggiuntive attraverso il contributo bancario rappresenta per la Lega una risposta concreta alle esigenze di bilancio, anche se la strada verso un accordo nella maggioranza appare ancora lunga.