Attentato Ranucci, Tavares parla dal Camerun: «Della bomba non parlo». Gli arrestati lo indicano come unico mandante
Rintracciato in Camerun da un inviato del Tg1 dopo giorni di ricerche, Gomes Clesio Tavares — indagato nell’inchiesta sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci — ha scelto il 27 agosto 2026 per rompere il silenzio pubblicamente, rilasciando un’intervista andata in onda nell’edizione delle 20 del telegiornale.
Tavares, descritto come factotum e socio di Valter Lavitola, ha ammesso di conoscere alcuni degli arrestati, ma ha posto un limite netto alle proprie dichiarazioni: «Conosco alcuni degli arrestati per l’attentato, ma della bomba non parlo». Ha respinto l’etichetta di latitante, sostenendo di non nascondersi ufficialmente, e ha annunciato il rientro in Italia senza indicare una data precisa: «Non è oggi, non è domani, ma di sicuro è a breve. Con il mio legale stiamo decidendo la data: io torno, questa è una certezza». Quanto alla propria posizione giudiziaria, ha aggiunto: «Sono sicuro che sarò un uomo libero, solo il tempo di verificare che non c’entro niente in tante cose».
Nelle stesse ore, dal carcere di Rebibbia emergevano le dichiarazioni degli arrestati, riferite dai loro difensori, gli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. Secondo Pagliarulo, «i nostri assistiti hanno confermato, come da ordinanza di custodia cautelare, di avere avuto il mandato per l’attentato e rapporti solo con Gomes Tavares»: gli imputati avrebbero dichiarato di non aver mai avuto contatti né con Ranucci né con Lavitola. I difensori hanno precisato che il mandato attribuito a Tavares riguardava esclusivamente la collocazione di un ordigno sotto l’abitazione del giornalista a Campo Ascolano, nel comune di Pomezia, e non i colpi di pistola. Gli arrestati avrebbero inoltre affermato di non aver voluto fare del male a nessuno.
Ne emerge una contraddizione diretta: Tavares riconosce i contatti ma nega qualsiasi coinvolgimento, mentre i suoi interlocutori lo indicano come unico referente dell’intera operazione. Entrambe le posizioni sono ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Tavares ha infine definito Lavitola — attualmente detenuto — suo socio, precisando che ciascuno è responsabile delle proprie azioni e parole.