BCS: un partner industriale italiano pronto a rilevare il controllo, produzione al via a settembre senza esuberi

Una svolta concreta per BCS: l’azienda ha messo sul tavolo un piano di ristrutturazione che affida la guida del gruppo a un partner industriale italiano, attivo in ambiti complementari tra meccanica ed elettronica. La discontinuità nella governance è uno degli elementi centrali dell’operazione, che punta a rimettere in moto la produzione già a settembre 2026.

Il meccanismo scelto è l’affitto del ramo d’azienda — comprensivo dell’intero perimetro e di tutto il personale — a una società collegata al nuovo soggetto industriale. Quest’ultimo acquisirà il controllo e la gestione operativa di BCS, portando risorse complessive pari a 20 milioni di euro, suddivise tra apporto di capitale e sostegno al capitale circolante. A rafforzare la solidità del progetto concorre un portafoglio ordini già confermati che supera quota 45 milioni di euro.

Sul fronte occupazionale, il piano esclude qualsiasi esubero. Nella fase di avvio, circa 230 lavoratori torneranno attivi; gli altri continueranno a essere tutelati dalla Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, strumento che copre attualmente l’intera forza lavoro, con la produzione ancora ferma. L’obiettivo dichiarato è portare gli occupati attivi ad almeno 300 unità nell’arco di 12-18 mesi, con la prospettiva di un rientro progressivo di tutto l’organico nel medio periodo, subordinato alla crescita dei volumi e del fatturato.

Per affrontare la questione debitoria, BCS intende avviare un nuovo concordato preventivo, strumento che consentirebbe di ristrutturare l’indebitamento garantendo tutele a creditori, fornitori e istituti di credito. Il progetto è già stato presentato alle parti sociali in sede istituzionale, con la partecipazione diretta del futuro partner. Dal confronto sono emerse posizioni non uniformi tra i diversi interlocutori.

BCS ha ribadito la propria apertura al dialogo con sindacati e istituzioni, ma ha anche sottolineato che i tempi stringono: la proposta in discussione è descritta come la strada più rapidamente percorribile per uscire dall’attuale stallo produttivo. Se questo percorso non dovesse concludersi positivamente, resterebbe praticabile il ricorso all’amministrazione straordinaria.