Conte alla Commissione Covid: «Un plotone d’esecuzione nei miei confronti»

Trasformando la propria audizione in una controffensiva politica, Giuseppe Conte è comparso il 6 agosto 2026 davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid-19 per rispondere della gestione della pandemia durante i suoi governi. Il leader del Movimento 5 Stelle ed ex presidente del Consiglio ha respinto ogni addebito e ha attaccato direttamente la composizione e le finalità dell’organo che lo interrogava.

«Questa commissione è stata concepita come un plotone d’esecuzione nei miei confronti e come gabbia a protezione degli amministratori locali di certi partiti», ha dichiarato Conte, definendo l’organismo uno strumento punitivo costruito ad arte contro di lui. Sul piano giudiziario, l’ex premier ha ricordato che il Tribunale dei ministri ha già archiviato il procedimento relativo alle mancate zone rosse nei comuni bergamaschi di Alzano Lombardo e Nembro, escludendo qualsiasi responsabilità penale a suo carico. La Commissione, tuttavia, esamina quella vicenda in chiave politico-amministrativa, su un piano distinto da quello giudiziario.

Nessuna illiceità, ha ribadito con forza: «Potete scavare quanto volete, ma non troverete mai qualcosa di illecito per quel che mi riguarda perché comportamenti illeciti che mi coinvolgono non ci sono semplicemente mai stati.» Uscito indenne da tutte le indagini che lo hanno riguardato, Conte ha rivendicato buona fede e scrupolo, pur ammettendo di non poter essere certo, ancora oggi, di aver sempre adottato la scelta più giusta.

L’attacco si è esteso all’attuale maggioranza di governo. Conte ha ricordato che Giorgia Meloni lo definì criminale in trasmissioni televisive durante la pandemia, chiedendo quale fosse stato il contributo offerto dall’opposizione dell’epoca in quei mesi di emergenza. «Non mi considero un eroe, ho semplicemente fatto il mio dovere, mi sono fatto trovare dove era necessario, in prima linea», ha aggiunto.

Tra i temi affrontati nell’audizione figurano l’utilizzo dei Dpcm — strumento normativo rapido ma privo del passaggio parlamentare ordinario —, il rapporto con il Comitato tecnico-scientifico e la gestione della struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, incaricata dell’approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale, ventilatori polmonari e materiali sanitari. Sulla scelta di non attivare i poteri sostitutivi dello Stato, Conte ha sostenuto che si trattò di una decisione politica consapevole, motivata dalla volontà di preservare la coesione nazionale attraverso il dialogo con le autorità territoriali, anziché imporsi su di esse.

Lo stato di emergenza sanitaria era stato dichiarato il 31 gennaio 2020, subito dopo l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità sul nuovo coronavirus, cui seguì nel marzo dello stesso anno il lockdown nazionale. Le dichiarazioni di Conte confluiranno nella relazione finale che la Commissione è chiamata a redigere sulla gestione italiana della pandemia.