Italia-Spagna, scontro diplomatico sui controlli alle frontiere: Roma respinge l’ultimatum di Madrid
A quarantotto ore dalla scadenza fissata da Madrid, il governo italiano ha respinto la richiesta spagnola di revocare i controlli alle frontiere introdotti il 1° agosto 2026 per i cittadini di Paesi terzi in transito dalla Spagna. La Spagna aveva formalizzato il 7 agosto la propria intimazione, pretendendo la revoca entro domenica 9 agosto e annunciando, in caso contrario, l’adozione di misure di risposta definite «proporzionali».
Palazzo Chigi ha escluso qualsiasi revisione della sospensione di Schengen almeno fino al 15 agosto, data indicata come possibile nuovo picco di arrivi a Ceuta. «L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere», ha dichiarato l’Ufficio della premier Giorgia Meloni, che ha comunque auspicato un dialogo costruttivo con Madrid.
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che la misura è temporanea e conforme ai trattati UE, applicata con modalità selettive. A sostegno del mantenimento dei controlli, Piantedosi ha citato un allarme lanciato dalla stessa intelligence spagnola per il 15 agosto riguardante Ceuta, sostenendo che tale circostanza rende difficile giustificare una revoca anticipata.
Dal canto suo, il governo spagnolo ha definito la decisione italiana ingiusta, contraria agli interessi dell’Unione europea e discriminatoria nei confronti dei cittadini spagnoli, contestando anche l’assenza di preavviso e la non conformità delle argomentazioni italiane al Codice frontiere Schengen.
Sullo sfondo della crisi diplomatica si colloca la situazione a Ceuta, dove nella settimana precedente al 7 agosto si erano registrati ingressi in massa: 1.342 minori stranieri non accompagnati sono stati censiti e presi in carico dal sistema di accoglienza spagnolo. La ministra Sira Rego ha indicato il ricongiungimento familiare nei Paesi d’origine come priorità nella gestione di questi casi, da valutare singolarmente e con tutte le garanzie previste. I primi trasferimenti verso altre regioni della penisola iberica sono attesi nelle prossime settimane, in applicazione della legge approvata dal governo Sánchez circa un anno fa, che impone a ciascuna comunità autonoma una quota obbligatoria di accoglienza pari a 32,6 posti ogni 100mila abitanti.