Sequestro a Porto San Paolo: bloccato il resort di lusso Tavolara Bay da 141 milioni
Sul promontorio di Cala Finanza, affacciato sulla riserva marina di Tavolara, il Corpo Forestale e i Carabinieri hanno eseguito il 3 agosto 2026 un provvedimento di sequestro disposto dalla magistratura di Tempio Pausania: l’intero complesso di Villa Joy e le aree circostanti a Porto San Paolo sono ora sotto sigillo giudiziario, e il progetto turistico-immobiliare Tavolara Bay si trova di fatto bloccato.
A essere fermato è un piano da 141 milioni di euro di ricavi stimati, che prevedeva la realizzazione di un hotel a marchio Fasano con 51 unità abitative di lusso distribuite su circa 4.350 m², affiancato da un beach club, un porto turistico, un centro benessere, campi da tennis e un percorso golf a 18 buche. Erano inoltre previsti un eliporto e 26 lotti edificabili destinati a ville private, con superfici comprese tra 350 e 750 m² ciascuna.
Durante le operazioni, le forze dell’ordine hanno rinvenuto sul sito «evidenti tracce di resti antichi e reperti affioranti», un elemento che aggiunge un ulteriore livello di complessità alla vicenda: la Soprintendenza Archeologia dovrà ora procedere all’esame dei materiali emersi.
La storia del progetto è segnata da una serie di polemiche accumulate nel tempo. Le prime denunce erano arrivate dal Gruppo di Intervento Giuridico, che aveva segnalato lavori di disboscamento nella macchia mediterranea, la costruzione di edifici provvisori e l’apertura di strade nell’area protetta. Successivamente erano emersi i dettagli sulla struttura societaria: alcune quote risultavano riconducibili a soggetti con sede alle Isole Vergini, Malta, Bahamas e Delaware — «società o trust alle Isole Vergini, Malta, Bahamas, Delaware», come documentato da Mario Gerevini. Tra gli investitori figura anche Ezio Simonelli, presidente della Lega Serie A.
A rendere ancora più intricata la vicenda, il capo-cordata del progetto è fratello dell’assessore comunale al turismo, che nel corso della controversia ha rassegnato le dimissioni. Sul fronte dei finanziamenti, il piano puntava ad accedere a risorse pubbliche attraverso la Zona Economica Speciale approvata dal Consiglio dei Ministri, ma il governo ha poi fatto marcia indietro sull’applicazione della ZES all’iniziativa. Anche la Regione Sardegna aveva assunto una posizione contraria, ritenendo che il progetto aggirasse la propria normativa di tutela costiera.