Trump vende accesso prioritario al suo profilo Truth a 100.000 dollari al mese
A 100.000 dollari mensili per abbonato — ovvero 1,2 milioni di dollari l’anno — Donald Trump ha messo in vendita l’accesso prioritario al proprio profilo sul social Truth, la piattaforma a lui riconducibile. L’annuncio apre un territorio inesplorato: la monetizzazione diretta dei canali attraverso cui un presidente in carica comunica con il pubblico.
Il nodo centrale non è soltanto commerciale. Le dichiarazioni di Trump su Truth hanno già dimostrato di poter muovere capitali: quando il presidente commenta misure favorevoli a specifiche aziende, come Intel, o si esprime su scenari geopolitici delicati — dallo stretto di Hormuz in poi — i mercati reagiscono. Chi accede in anticipo a quei contenuti ottiene, di fatto, un vantaggio informativo con potenziale valore economico diretto.
A rendere la questione ancora più scivolosa è l’assenza di una distinzione giuridicamente definita tra Trump che parla come privato cittadino e Trump che parla come presidente degli Stati Uniti. I suoi predecessori erano vincolati a usare esclusivamente l’account Potus su X per le comunicazioni ufficiali, con obbligo di archiviazione come documenti di Stato. Ogni messaggio pubblicato su quell’account diventava, per definizione, atto pubblico. Con Truth, quel confine si dissolve.
Il personaggio cinematografico Gordon Gekko, creato da Oliver Stone in Wall Street, aveva sintetizzato il principio con una battuta rimasta celebre: «Non conosco niente di meglio delle informazioni. Ne convieni?». L’interrogativo che l’iniziativa di Trump pone è se quella logica — finora confinata alla finzione o ai mercati privati — possa applicarsi alle comunicazioni di chi siede alla Casa Bianca.
Restano aperti diversi aspetti rilevanti: non è chiaro se l’offerta sia già operativa o soltanto annunciata, né se esistano vincoli legali in grado di limitarla. Non risulta inoltre quanti abbonati abbiano già aderito o manifestato interesse.