BMW taglia 8.000 posti entro il 2027: la crisi cinese accelera la ristrutturazione
Entro la fine del 2027 BMW eliminerà circa 8.000 posizioni a livello mondiale, concentrando gli interventi sulle funzioni non produttive: amministrazione, sedi centrali, management e attività di sviluppo. Le linee di produzione restano escluse dal piano. A partire dal 2028, i risparmi strutturali attesi si attesterebbero intorno a un miliardo di euro annuo.
A spingere la decisione è soprattutto il deterioramento delle performance in Cina. Nel primo semestre 2026 le consegne globali del gruppo sono scese del 4,2%, fermandosi a circa 1,15 milioni di veicoli; sul mercato cinese la contrazione ha raggiunto il 20,4% nello stesso arco di tempo. La crescita registrata in Europa e negli Stati Uniti non è bastata a compensare questo calo. Il margine operativo atteso per la divisione automobilistica è stato rivisto al ribasso, portato all’intervallo 1-3% rispetto al precedente 4-6%, mentre per l’esercizio in corso il gruppo prevede sia una lieve contrazione delle consegne sia un calo significativo dell’utile ante imposte.
Sul fronte occupazionale, BMW ha comunicato l’intenzione di procedere senza licenziamenti obbligatori, privilegiando uscite volontarie, prepensionamenti, incentivi all’esodo e mancata sostituzione del personale in uscita. La forza lavoro complessiva del gruppo ammonta a circa 150.000 persone; la distribuzione esatta delle uscite tra Paesi, divisioni e singole sedi non è ancora stata resa nota.
Dietro al piano pesano anche le esigenze legate alla transizione tecnologica: sostenere in parallelo lo sviluppo di motori termici, ibridi, piattaforme elettriche e architetture digitali moltiplica investimenti e complessità organizzativa. L’alleggerimento delle strutture indirette è finalizzato a liberare risorse da destinare a elettrificazione, software e rinnovo della gamma. A complicare ulteriormente il quadro concorrono i dazi statunitensi, l’incertezza della domanda europea e l’avanzata dei costruttori cinesi anche nel segmento premium, dove erodono il vantaggio tradizionale dei marchi tedeschi.
La riduzione delle attività esternalizzate potrebbe ripercuotersi su fornitori, società di ingegneria e consulenti che dipendono dalle commesse amministrative e di sviluppo di BMW. Il gruppo non è il primo del settore a muoversi in questa direzione: Volkswagen, Mercedes-Benz e Porsche hanno già avviato piani analoghi di contenimento dei costi e riduzione degli organici.